VERSO UNA MOZIONE DI REVOCA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Sabato scorso nel corso di una conferenza stampa abbiamo annunciato che, insieme alle altre forze di minoranza, presenteremo nei prossimi giorni una mozione per chiedere la revoca della presidente del consiglio comunale di Suzzara, Federica Binacchi, visto il ripetersi di comportamenti censurabili che hanno reso la situazione insostenibile e bloccato a più riprese i lavori del consiglio comunale. Sono ormai evidenti da una parte l'inadeguatezza manifestata nell'incapacità di condurre le sedute e dall'altra la palese parzialità della presidente, che da garante dei diritti di tutte le forze politiche, quale dovrebbe essere, si è via via trasformata in funzionario esecutore delle volontà della parte politica di cui è espressione.
Giovedì 11 febbraio si è avuta la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Con un chiaro intento strategico è stato ordito e realizzato un piano per modificare l’ordine del giorno della seduta. La presidente ha inserito all’odg il documento sulle unioni civili, di fatto avallando la posizione del Pd, nonostante la richiesta, formulata da tutti e tre i gruppi di opposizione in conferenza dei capigruppo, di posticipare questo atto per discutere le mozioni rimaste in sospeso da ormai due mesi. Non solo: dopo questa evidente e antidemocratica prova di forza, ha impedito ai capigruppo della minoranza di motivare la scelta di abbandonare l’aula, attuando un’azione di censura inaccettabile e appellandosi al regolamento, probabilmente dimenticando quanto lei stessa aveva fatto nella seduta del 30 marzo scorso, quando era intervenuta al di fuori dell’ordine del giorno, rivolgendosi, in particolare, ai giornalisti presenti in sala consiliare per ribadire le motivazioni che l'avevano portata a non ammettere all’ordine del giorno una nostra interpellanza sugli spazi scolastici. È, quindi, venuta meno per l'ennesima volta al suo ruolo istituzionale, che dovrebbe essere super partes, interpretandolo, ancora una volta, in modo incomprensibilmente autoritario.
Non è possibile continuare così. Non ci sentiamo tutelati, né rappresentati da questa presidente del consiglio, che ha recentemente anche espresso considerazioni sul suo profilo FB, che sembrerebbero lesive del nostro ruolo di consiglieri di opposizione. All'indomani della discussa seduta del consiglio del 12 gennaio scorso, dopo le comprensibili proteste dei gruppi di minoranza per l’ennesimo rinvio alla seduta successiva delle stesse mozioni che avrebbero dovuto essere discusse giovedì sera, la presidente scrisse: “Lascio che si faccia il sangue amaro chi è abituato a perdere. Chi vince, vince. Punto”. Sono parole pesanti, che non accettiamo, se a proferirle è chi dovrebbe tutelare tutte le forze politiche sia quelle di maggioranza che, soprattutto, quelle di minoranza per il ruolo istituzionale che ricopre.
Inoltre, vorremmo capire perché la presidente non si è ridotta l’indennità per l’incarico che ricopre, come fece nella precedente legislatura il presidente Vecchia. L’attuale presidente, infatti, percepisce la bellezza di 1129, 49 euro al mese, cioè quasi quanto un operaio che lavora otto ore al giorno, per organizzare e condurre circa un consiglio comunale al mese. Una cifra che, per fare un esempio, ammonta a circa il doppio di quanto percepiva il presidente Davide Vecchia, che si era giustamente autoridotto l'indennità di carica, in ossequio alla riduzione dei costi della politica.

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