venerdì 9 dicembre 2016

UNA LEZIONE DI DEMOCRAZIA

Vorremmo ringraziare gli italiani ed, in particolare, i tanti nostri concittadini che hanno votato NO, che hanno scelto di andare a votare, perché hanno finalmente capito che questa volta la posta in gioco era troppo alta per stare a guardare. La partecipazione così massiccia e un risultato altrettanto schiacciante a livello nazionale non si possono spiegare in modo superficiale, prendendosela, come qualcuno sta facendo, con chi ha votato NO, con i giovani, soprattutto, che, secondo alcune statistiche, avrebbero avuto un peso determinante per l’esito finale.
Sbaglia chi lo fa, perché dovrebbe forse dimenticarsi dalla posizione di apparente benessere in cui spesso si trova e provare ad essere giovane oggi, a vivere l’incubo del lavoro che non c’è o della precarietà diffusa a tutti i livelli, della mancata corrispondenza (tutta italiana) tra i il titolo di studio, duramente conquistato, e la professione svolta. Oppure dovrebbe provare a mettersi nei panni di chi un lavoro l’aveva e grazie a un’altra riforma e ai suoi catastrofici effetti oggi ha perso tutto e non intravede la luce in fondo al tunnel. Se capiamo questo, forse comprenderemo come una grande fetta di Italia e di Suzzara, spesso silenziosa, sempre meno ascoltata, e bistrattata da tutti, ieri abbia finalmente alzato la testa, soprattutto, contro le cosiddette “elite dominanti”.
Anche a Suzzara poco dopo la mezzanotte, il Pd ha forse preso pienamente coscienza che l’epoca delle percentuali “bulgare” è ormai un lontano ricordo, che al Partito democratico non è rimasto che il cosiddetto “zoccolo duro” (e forse nemmeno quello), che dietro ai cosiddetti “fedelissimi” sta nascendo una città nuova, con cittadini vogliosi di cambiare e partecipare, che non si riconosce nei partiti tradizionali.
Infatti, tra il SI e il NO vi è stato un distacco di appena 900 voti: 5930 suzzaresi hanno votato SI e 5034 hanno votato NO. E’ stata un’autentica doccia fredda per molti piddini realizzare e accettare che quella straordinaria affluenza era, in realtà, motivata dalla legittima intenzione di moltissimi suzzaresi a dire NO.
Si dirà che è stato un voto di protesta o di pancia, un voto solo contro Renzi o tante altre possibili varianti e lo si dirà forse per cercare di mascherare l’amaro sapore di una sconfitta beffarda.
Non bisogna, invece, dimenticare che è stato un voto espresso dalla stragrande maggioranza degli italiani e che questa cosa si chiama con una sola parola: democrazia, una parola di cui spesso ci si riempie la bocca, ma terribilmente difficile da accettare e applicare, soprattutto da chi si dichiara, per eccellenza, democratico.

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